PostHeaderIcon Let’s kick (somebody’s) ass!

«Perché c’è gente che vuole diventare Paris Hilton e nessuno che vuole diventare Spider-Man?»

Anche nelle sale italiane è arrivato Kick-Ass, pellicola diretta da Matthew Vaughn, con un ritardo di un anno che lascia presagire fastidiosi interventi edulcoranti capaci di renderlo un film per bambini e famiglie; già il trailer, infatti, non lascia spazio a dubbi in merito. Del resto non bisogna stupirsi che la pellicola possa aver creato problemi all’Italia benpensante, considerando la sua matrice originaria, l’omonima miniserie firmata da Mark Millar e John Romita Jr.

Chiunque conosca Mark Millar saprà che lo sceneggiatore scozzese, nel bene e nel male, ha fatto dell’eccesso il proprio marchio di fabbrica. Autore della storia con più alto contenuto di testosterone dalla nascita dell’universo Marvel (Civil War), nell’ultimo decennio Millar ha lavorato su una visione estremizzata del concetto di supereroe (e supervillain), da Authority a Ultimates, fino alle più recenti miniserie creator-owned, Nemesis e Superior , ancora inedite in Italia.
Con Kick-Ass, tuttavia, Millar gioca sull’estremo opposto: non più supereroi superpotenti, ma vigilantes privi di alcun potere. Pubblicato negli Stati Uniti tra il 2008 e il 2010 dalla Marvel, per la divisione Icon, Kick-Ass racconta la storia di Dave Lizewski, un ragazzo comune, e della sua decisione di abbracciare la vita del supereroe (pur essendo, per l’appunto, privo di qualsivoglia superpotere), seguendo la strada tracciata da decine e decine di celebri personaggi di cui ha letto ogni impresa nei fumetti. Inizia così la sua doppia vita di studente di giorno ed eroe di notte (“tre sere a settimana e una domenica sì e una no”), durante la quale saranno più i dolori che le gioie del supereroe. Gli otto capitoli di Kick-Ass costruiscono così uno spaccato della quotidianità di Dave e, allo stesso tempo, della sua ascesa nella lotta alla criminalità al fianco di altri che come lui hanno scelto di votarsi a questa stessa missione; una storia dal respiro ampio in cui niente – o molto poco – è come sembra.
Niente più supereroi con superproblemi, quindi, come recita il tradizionale mantra Marvel, bensì i soli superproblemi ancorati a persone normali che hanno fatto di una passione una scelta di vita.
A fianco di Millar c’è poi un veterano del fumetto Marvel, John Romita Jr., di nuovo in coppia con Millar dopo Wolverine: Nemico pubblico. Disegnatore Marvel fin dagli anni Settanta, John Romita Jr. dà vita a una storia raccontata per figure ampie e grandi vignette, con splash page singole e doppie dalle inquadrature molto strette sui personaggi, scelta che accentua il sensazionalismo della storia e ne potenzia gli aspetti grotteschi e iperviolenti.
Il risultato è una storia cruda, che si muove sul doppio binario violenza-ironia, divertente e piacevole da leggere e rileggere, dal forte impatto visivo e da una sostanziale irriverenza di fondo che, in genere, caratterizza buona parte della produzione di Mark Millar.

Questo mondo di vigilantes di strada dialoga con quello dei supereroi, finzione dentro la finzione, da cui ha origine e con il quale di continuo si confronta. A questo si aggiunge il confronto con la realtà più recente e le sue tendenze: l’idea portante della storia, infatti, sembra essere più vicina al fenomeno dei Real-life superheroes, i cosiddetti “supereroi della vita reale” che pattugliano le strade delle metropoli, rigorosamente in maschera.
Non manca, infine, la critica non proprio velata a una società ormai priva di un orientamento. Si ritorna quindi alla citazione riportata in apertura: perché la gente è ispirata dagli exempla più lassisti e negativi della società (Paris Hilton, in tutto questo, non è nemmeno il caso più dannoso che si poteva riportare), modelli di una vita agiata ottenuta senza sforzo e priva di qualsivoglia valore positivo, piuttosto che da quelli di personaggi, ugualmente fittizi e costruiti, che sono mossi (nel bene e nel male) da un sostanziale desiderio di giustizia?
Così facendo, paradossalmente, Kick-Ass si discosta dalle altre storie di supereroi scritte da Millar, e si avvicina, seppure con toni più strillati e un’azione decisamente più concitata, al concetto di supereroe che si può trovare in 1985, altra miniserie dello stesso autore, in cui la vita degli eroi è limitata agli albi e alla fantasia del giovane protagonista (ma poi…), in anni in cui la visione del supereroe era ancora vicina a quella originaria, più giusta e certamente meno cinica.

Tutto questo per dire: se amate i supereroi dovete leggere Kick-Ass, se odiate i supereroi dovete leggere Kick-Ass.

Alfredo Goffredi

Kick-Ass vol. 1, Panini Comics, brossurato, 96 pp. col., € 12.00.
Kick-Ass vol. 2, Panini Comics, brossurato, 104 pp. col., € 12.00.
Kick-Ass Omnibus, Panini Comics, cartonato, 224 pp. col., € 24.00 (cont. Kick-Ass voll.1 e 2).

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